LA PRESENZA INVISIBILE

LA PRESENZA INVISIBILE

di Giovanna Caia Psicologa Psicoterapeuta EMDR

La malattia virale diffusa in questo periodo sta allertando tutti noi. Si è infilata silenziosa nelle nostre giornate, diventando prima una notizia dal lontano Oriente,poi un impossibile/possibile rischio, successivamente un sottile pericolo, fino a diventare una compagna quotidiana che ci ha portato a perdere la nostra amata libertà e, nei peggiori dei casi, la salute. Non sappiamo ancora per quanto sarà così, e questo elemento gioca a sfavore delle situazioni di emergenza. Infatti senza un low Point, cioè senza un momento peggiore dal quale poi risalire, come accade in eventi naturali come alluvioni o terremoti, è più difficile per l’essere umano gestire la situazione.

Ognuno di noi risponde in maniera diversa e le diverse modalità si possono susseguire e modificare nel corso del tempo: si può passare da paura,rabbia, ansia, frustrazione, a stati di tristezza e depressivi, a comportamenti di dipendenza da sostante, alcool e acquisti compulsivi, reattività, incredulità e negazione, ritiro sociale e paranoia. Tutte queste reazioni sono normali per alcuni mesi dopo l’evento, perché ad essere fuori dalla normalità è l’evento, non il nostro modo reagirvi.

Già in questi primi giorni di restrizioni, si sono susseguite richieste di aiuto per ansia, gestione difficoltosa dei figli a casa da scuola, conflitti di coppia, modalità eccessive di vivere le procedure di igiene, attacchi di panico. Per non parlare delle narrazioni portate da medici e infermieri, che certamente non contemplano in questo momento parole che rimandano alla loro normale attività lavorativa.

Questa particolare emergenza da Coronavirus, poi, trattandosi di un evento epidemico, ci porta a dover fare delle scelte che sono contrarie alla nostra natura umana, quella di animali sociali. In tutti modi, infatti, ci stanno chiedendo di non stare vicini, di non frequentarci, di stare almeno ad un metro di distanza, di evitare assembramenti, di interrompere le nostre normali relazioni per uno scopo pro-sociale. Infatti, meno contatti avremo, meno il virus si diffonderà. Ci viene chiesto di stare distanti, per essere uniti.

Facendo una passeggiata o andando a fare la spesa, è facile notare come tutte queste richieste (o imposizioni) abbiano sortito un particolare effetto…è il sottile ma palese senso di pericolo che si è instillato nel contatto tra gli esseri umani. 

Ci si alterna al banco frigo e agli scaffali, con passo veloce, stando distanti, a malapena ci si guarda negli occhi, magari un pò vergognosi della mascherina che si indossa. Il marciapiede diventa un elemento da cui allontanarsi, per evitare incroci. I sorrisi e gli scambi sono diventati pochi e rapidi, si avverte un generale senso di pericolo a “stare”. Chi va a lavorare lo fa malvolentieri, sente che dovrebbe stare a casa, oppure chi non va è risentito perché ha paura di perderlo, il lavoro .Purtroppo le informazioni confusive sulla possibilità di uscire da casa non hanno contribuito a farci comprendere se e come farlo.

E’ una situazione sociale complessa a cui non eravamo abituati, e a cui non eravamo certamente pronti e che ci sta preparando a nuovi scenari sociali, di cui scopriremo i risvolti nel futuro, prossimo e oltre.

Cresceremo e impareremo qualcosa di nuovo, anche da questo evento.

Ecco allora, intanto, l’importanza di mantenere una routine nel quotidiano, soprattutto in presenza di bambini in casa.

L’importanza di staccare la spina dalle notizie sul Coronavirus: meglio dedicare 2 momenti al giorno a questo, per poi fare altro. Importante guardare le notizie positive, che aumentano le nostre difese. Fare pensieri positivi relativi alla riuscita, alla guarigione , alla conoscenza basata su reali fondamenti scientifici sono di basilare rilievo in questo momento.

L’importanza di fare ciò che piace, ovviamente nel limite del possibile: si stanno moltiplicando le possibilità di fare esperienze culturali, di ascolto, lettura e visione anche gratuitamente: sfruttiamole!

Utilizzare i social e i telefoni per chiacchierare con persone che magari non sentiamo da tempo, possibilmente di argomenti terzi dalla malattia.

Riposare, mangiare in modo sano e accurato, svolgere un’attività fisica adeguata, giardinaggio , attività artistiche, meditazione, yoga o training autogeno sono elementi importanti che ci consentono di mantenerci sani e di continuare a prenderci cura di noi stessi, facendoci percepire autoefficaci rispetto a questa invisibile presenza. 

E in caso di bisogno, ora o nel futuro, è sempre possibile chiedere aiuto a terapeuti esperti in stress e traumi, che sapranno comprendere e trattare il disagio vissuto.


Voglio Stare Sotto le Coperte

Questo libro è stato pensato da Giovanna Caia e Vittoria Annechini per i bambini che vivono da vicino l’esperienza della malattia ma anche per gli adulti intorno a loro, che si trovano nella difficile situazione di aiutarli e sostenerli.
Il testo e i disegni nascono da un’esperienza personale e sono arricchiti anche di contenuti clinici che possano offrire degli spunti di riflessione e di sostegno ai lettori.